Partita IVA. Cosa bisogna sapere prima di avviare un’attività professionale o una start-up

Lug 14, 2025Partita IVA

L’apertura della partita IVA è il primo passo per avviare un’attività professionale o una start-up in modo corretto

La Partita IVA è prima di tutto un obbligo legale, ma è altresì indispensabile per poter usufruire di vantaggi fiscali e per rendere la tua attività professionale e credibile. 

Quando è obbligatoria l’apertura della partita IVA in Italia?

L’apertura della partita IVA è obbligatoria quando l’attività svolta presenta congiuntamente i requisiti di professionalità e continuità (art. 2082 c.c., in combinato disposto con l’art. 5 del DPR 633/1972 sul regime IVA e con l’art. 53 del TUIR in tema di redditi diversi da lavoro autonomo), a prescindere dall’importo dei compensi.

L’obbligo di apertura della partita IVA deriva quindi da due elementi chiave:

1) Professionalità e continuità

L’obbligo sorge quando l’attività è svolta in modo organizzato e ripetuto nel tempo, quindi non come un’eccezione o un caso sporadico

La regolarità è l’aspetto decisivo: se si offrono servizi o si vendono beni abitualmente, con l’obiettivo di ottenere un guadagno, è necessario aprire la partita IVA, anche se si tratta di un’attività secondaria rispetto ad altre fonti di reddito. 

Non conta quanto tempo si dedica settimanalmente, ma il fatto che l’attività sia strutturata, ad esempio tramite un sito web, la pubblicità online, un listino prezzi o clienti ricorrenti.

2) Soglia dei 5.000 euro

Se i compensi derivanti da prestazioni occasionali superano complessivamente i 5.000 euro lordi in un anno
scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS, per versare i contributi previdenziali come previsto dall’art. 44, comma 2, della Legge 326/2003.

Attenzione! La soglia economica di 5.000 euro si riferisce esclusivamente agli adempimenti contributivi: non sostituisce né annulla l’obbligo di partita IVA, che rimane necessario se l’attività è abituale o organizzata, anche in presenza di compensi annui inferiori a tale limite. I criteri determinanti per l’apertura della partita IVA – lo ripetiamo – sono la continuità e le modalità con cui l’attività è condotta, non l’ammontare dei guadagni.

Per chi è obbligatoria l’apertura della partita IVA

Per chi è obbligatoria la partita IVA?

Per molti lavoratori, soprattutto nei nuovi mestieri digitali, non è sempre immediato capire quando la collaborazione occasionale diventa un’attività professionale vera e propria. 

Eppure, comprendere quando nasce l’obbligo di partita IVA è essenziale per evitare sanzioni, per accedere a deduzioni fiscali e per tutelarsi nei rapporti con clienti e fornitori. 

L’obbligo di apertura della partita IVA si applica a diverse categorie di lavoratori, professionisti e imprenditori individuali

  1. Liberi professionisti, anche freelance

Chi esercita una professione intellettuale in modo continuativo (consulenti, copywriter, designer, traduttori, sviluppatori web e simili) deve aprire la partita IVA fin dall’inizio dell’attività. Ad esempio, un freelance che scrive articoli per blog aziendali su base settimanale non può emettere solo ricevute occasionali: è tenuto ad avere partita IVA, anche se i compensi iniziali sono bassi.

  1. Commercianti e artigiani con attività individuale

Chi vende beni, online o in un negozio fisico, oppure chi offre servizi artigianali (elettricisti, falegnami, meccanici, parrucchieri, ecc.) ha l’obbligo di aprire la partita IVA al momento dell’inizio dell’attività.

Non è sufficiente definire il lavoro come “saltuario” se la vendita o la prestazione si ripetono e c’è un’organizzazione, come un laboratorio o un punto vendita.

  1. Lavoratori autonomi che superano i 5.000 euro di compensi annui

Chi svolge attività autonoma con continuità e supera i 5.000 euro annui di compensi deve regolarizzare la posizione sia sotto il profilo fiscale, aprendo la partita IVA, sia previdenziale, iscrivendosi alla Gestione Separata INPS

Per esempio, un consulente che collabora con una o più aziende tutto l’anno, anche senza superare i 5.000 euro, esercita un’attività abituale.

  1. Professionisti iscritti a un albo

Categorie come avvocati, architetti, ingegneri, commercialisti, consulenti del lavoro e altre professioni regolamentate hanno l’obbligo di aprire la partita IVA al momento dell’inizio effettivo dell’attività professionale, a prescindere dall’entità dei compensi.

  1. Gestori di attività online

Chi gestisce un e-commerce, un blog monetizzato con affiliazioni o pubblicità, chi offre corsi o consulenze digitali, o ancora chi lavora come influencer con partnership commerciali, è tenuto ad aprire la partita IVA

  1. Artisti, musicisti, performer e creativi

Chi esercita attività artistiche o creative in modo abituale e organizzato, anche senza essere iscritto ad albi professionali, ha l’obbligo di aprire la partita IVA.

Rientrano in questo caso musicisti che si esibiscono regolarmente in locali o eventi, attori, performer di spettacoli, illustratori e pittori che realizzano opere su commissione con continuità, fotografi che offrono servizi a clienti diversi su base ricorrente, insegnanti di corsi di danza, teatro, arti visive o workshop tematici organizzati stabilmente.

Obbligo di apertura partita IVA per agricoltori e imprese agricole.

La normativa italiana (art. 2135 c.c.) considera imprenditore agricolo chi esercita professionalmente la coltivazione del fondo, la selvicoltura, l’allevamento di animali e le attività connesse, come la trasformazione, la vendita dei propri prodotti, l’agriturismo, la fattoria didattica o le esperienze ricreative legate all’azienda agricola.

Anche se possono aderire al regime speciale agricolo previsto dall’art. 34 del DPR 633/1972, gli imprenditori agricoli che svolgono attività in modo abituale e organizzato devono aprire la partita IVA,. 

L’apertura della partita IVA è quindi obbligatoria anche per questa professione, quando l’attività agricola è svolta in modo continuativo e organizzato. Come accade per aziende agricole che vendono stabilmente ortaggi, vino, olio, miele o altri prodotti propri, o che offrono servizi agrituristici e attività accessorie. Ma anche chi vende prodotti agricoli online in maniera regolare rientra nell’obbligo.

L’unico caso in cui un agricoltore può non aprire la partita IVA è la vendita del tutto occasionale e in modesta quantità dei prodotti del proprio fondo, senza alcuna organizzazione imprenditoriale (es. un privato che, una tantum, cede piccole quantità di frutta del proprio orto a conoscenti o al mercatino locale). Se la vendita diventa ricorrente o si struttura come attività economica, la partita IVA è sempre necessaria, anche per importi contenuti.

Quale regime fiscale scegliere?

Una delle scelte più importanti riguarda il regime fiscale. Le opzioni principali sono

  • Regime forfettario: indicato per chi ha ricavi fino a 85.000 euro, prevede un’aliquota del 5% per i primi cinque anni (poi 15%). Tuttavia, l’aliquota al 5% si applica solo se sussiste il requisito della “novità”, ossia se si inizia un’attività non svolta in precedenza; in caso contrario, anche i primi cinque anni sono soggetti all’aliquota del 15%. Questo regime semplifica la contabilità e riduce gli adempimenti, ma non permette di dedurre spese, quindi conviene solo se hai costi bassi.
  • Regime semplificato: per imprese individuali e società con ricavi entro determinate soglie. Consente di dedurre costi e recuperare l’IVA.
  • Regime ordinario: obbligatorio sopra certe soglie o se si decide di aderirvi volontariamente, più complesso ma adatto ad attività con costi elevati da dedurre.

Un commercialista esperto ti affianca aiutandoti a scegliere il regime fiscale più adatto per aprire partita IVA – e il codice ATECO – valutando con attenzione, fatturato, tipologia e importo delle spese previste.

Come scegliere il codice ATECO

Il codice ATECO identifica in modo univoco l’attività che svolgi ed è uno degli elementi più importanti da definire quando apri la partita IVA

La scelta del codice ATECO corretto non è un dettaglio burocratico: incide direttamente sulle tasse che dovrai pagare e sui contributi previdenziali, perché determina, ad esempio, se dovrai iscriverti alla Gestione separata INPS oppure alla Gestione artigiani e commercianti.

Inoltre, il Codice ATECO stabilisce gli obblighi amministrativi collegati alla tua attività: in base alla classificazione, potresti doverti iscrivere alla Camera di Commercio o al Registro delle Imprese.

Ma non è tutto: il codice scelto può far scattare l’obbligo di ottenere autorizzazioni specifiche, come la SCIA per l’avvio di attività commerciali o artigianali e permessi sanitari per settori particolari.

Attenzione! Un codice ATECO errato può portare sanzioni e problemi fiscali.

Quanto costa aprire la partita IVA?

Per un libero professionista iscritto a un albo o con Gestione separata INPS, il costo dell’apertura della partita IVA è legato agli onorari del proprio commercialista.

Per una ditta individuale artigiana o commerciale, oltre alla pratica all’Agenzia delle Entrate, è necessaria l’iscrizione alla Camera di Commercio e al Registro delle Imprese. I costi saranno quindi variabili e legati a:

  • diritti di segreteria del Registro Imprese;
  • eventuale SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività);
  • contributi INPS;
  • onorari del commercialista.

La partita IVA si può aprire anche da soli?

Sì, è possibile aprire la partita IVA autonomamente, tuttavia, per evitare errori nella scelta del codice ATECO, del regime fiscale, nelle iscrizioni obbligatorie e nella gestione dei contributi, è fortemente sconsigliato procedere in autonomia ( senza l’intermediazione di un commercialista).

Partita IVA: i motivi per cui è un’opportunità, non solo un obbligo

Aprire la partita IVA non è solo un obbligo legale quando l’attività diventa abituale, ma rappresenta anche un importante vantaggio competitivo per chi desidera affermarsi come professionista o imprenditore.

La possibilità di emettere fattura conferisce professionalità e affidabilità, un requisito fondamentale soprattutto per i clienti aziendali, che richiedono quasi sempre la fattura per avviare collaborazioni o commissionare lavori.

Inoltre, con la partita IVA è possibile lavorare con clienti esteri in piena regola, sfruttando strumenti come il meccanismo del reverse charge, che in determinati casi consente di non addebitare l’IVA sulle fatture emesse verso clienti di altri Paesi UE, semplificando così i rapporti commerciali internazionali e migliorando la competitività sul mercato.

Aprire la partita IVA permette anche di accedere a bandi, finanziamenti e agevolazioni riservati a liberi professionisti, freelance e imprese, sia a livello nazionale che regionale, come ad esempio i contributi previsti periodicamente in Lombardia e in altre Regioni italiane per sostenere lo sviluppo di nuove attività.

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Studio commercialista Mazzoldi a Milano
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