Srls – Vantaggi e svantaggi. Guida pratica per la scelta della forma societaria più  adeguata

Nov 10, 2025Partita IVA

La Società a Responsabilità Limitata Semplificata (SRLS) è stata introdotta nel nostro ordinamento con il D.L. 1/2012 (c.d. Decreto Liberalizzazioni) e disciplinata dall’art. 2463-bis del Codice Civile, con l’obiettivo di favorire l’accesso all’imprenditorialità da parte dei giovani e di chi intende avviare un’attività con risorse iniziali contenute. Tuttavia, sebbene la SRLS rappresenti una soluzione agevolata sotto il profilo formale e costitutivo, essa presenta limitazioni strutturali e operative che possono ostacolare la crescita e la gestione evolutiva dell’impresa.

Questo approfondimento analizza, in modo tecnico e aggiornato, i principali svantaggi della SRLS rispetto alla SRL ordinaria, offrendo una guida utile per la scelta della forma societaria più coerente con gli obiettivi imprenditoriali e fiscali.

SRLS: capitale sociale ridotto e scarsa solidità percepita

La SRLS può essere costituita con un capitale sociale compreso tra 1 euro e 9.999,99 euro, interamente versato in denaro al momento della costituzione. Questo limite, sebbene renda l’avvio agevole, comporta una debolezza patrimoniale percepita da istituti di credito e fornitori. Le banche tendono infatti a richiedere garanzie personali agli amministratori o ai soci, riducendo l’effettiva portata della “responsabilità limitata”.

Inoltre, la normativa impone l’obbligo di accantonare una quota di utili a riserva legale fino al raggiungimento del capitale minimo di euro 10.000, ulteriore vincolo alla distribuzione degli utili nei primi esercizi.

Lo statuto standard e la governance rigida delle SRLS

L’atto costitutivo e lo statuto della SRLS devono rispettare il modello standard approvato con D.M. 23 giugno 2012 n. 138, non modificabile nei suoi elementi essenziali. Questo comporta l’impossibilità di inserire clausole personalizzate in materia di:

  • diritti particolari dei soci (art. 2468, comma 3, c.c.);
  • clausole di prelazione o gradimento nel trasferimento delle quote;
  • patti di ingresso/uscita o diritti di voto differenziati;
  • discipline TFM (trattamento di fine mandato) calibrate;
  • strumenti di governance avanzata o partecipazioni privilegiate.

Le limitazioni soggettive della SRLS

Possono essere soci di una SRLS solo persone fisiche. Sono pertanto escluse le persone giuridiche (società, fondazioni, trust, holding, ecc.), salvo successiva trasformazione in SRL ordinaria.

Questo limite impedisce di collocare la SRLS all’interno di una struttura societaria articolata (ad esempio, una holding o un gruppo), rendendola di fatto inadatta per piani di crescita, protezione patrimoniale o pianificazione fiscale a medio-lungo termine.

Amministrazione e finanziamenti dei soci: la flessibilità ridotta delle SRLS

Dal 2013, con il D.L. 76/2013 (conv. L. 99/2013), è stato eliminato il vincolo secondo cui l’amministratore dovesse essere necessariamente un socio. È quindi possibile nominare un amministratore non socio, anche se la prassi operativa resta limitata nei contesti microimprenditoriali.

Sul fronte dei finanziamenti dei soci, si applicano le disposizioni dell’art. 2467 c.c., con la postergazione del rimborso in caso di squilibrio patrimoniale. Tuttavia, la rigidità statutaria della SRLS non consente di disciplinare contrattualmente in modo avanzato tali rapporti (ad esempio, condizioni di rientro, clausole di subordinazione, interessi, ecc.). Il risultato è una minore elasticità finanziaria rispetto alla SRL ordinaria.

Perdite e rischio di scioglimento

Le SRLS sono soggette alle stesse regole delle SRL in materia di perdite e riduzione del capitale (artt. 2482-bis e 2482-ter c.c.). Quando le perdite riducono il capitale al di sotto del minimo legale, gli amministratori devono convocare senza indugio l’assemblea per deliberare la ricapitalizzazione o la trasformazione; in mancanza, si verifica una causa di scioglimento ai sensi dell’art. 2484 c.c

Si tratta dunque di un rischio concreto se la società non interviene tempestivamente: considerato che molte SRLS nascono con capitale simbolico (1–100 €), anche perdite modeste possono attivare tali obblighi, creando instabilità gestionale e contabile.

Tassazione identica alla SRL, ma minori leve di ottimizzazione

Sotto il profilo fiscale, la SRLS non gode di alcun regime agevolato rispetto alla SRL ordinaria.
È infatti soggetta a:

  • IRES al 24%;
  • IRAP con aliquota base del 3,9% (variabile per Regione e settore);
  • eventuale IRES premiale al 20% (dal 2025, ai sensi della delega fiscale, per utili reinvestiti).

La differenza sostanziale – come esposto all’inizio di questo articolo – risiede nel fatto che, a causa dello statuto rigido, la SRLS non consente l’adozione di strumenti di pianificazione fiscale e societaria evoluta. Il risultato è una minore capacità di ottimizzazione fiscale a parità di aliquote nominali.

Difficoltà nel reperimento di capitali e attrazione di investitori

Le SRLS risultano generalmente poco appetibili per investitori professionali o partner strategici. La limitazione ai soci persone fisiche, l’assenza di flessibilità statutaria e il capitale minimo riducono la capacità di raccogliere capitali di rischio o attrarre investitori istituzionali.

Per tali ragioni, in contesti di crescita, la SRLS finisce spesso per essere trasformata in SRL ordinaria, con costi notarili, consulenziali e contabili aggiuntivi.

Quando la SRLS non è conveniente

La Società a Responsabilità Limitata Semplificata nasce come strumento agevolato, ma la sua eccessiva standardizzazione può trasformarsi in un vincolo per imprese che aspirano a crescere, attrarre capitali o pianificare la propria fiscalità in modo strategico.

La SRLS può essere una scelta ragionevole solo per attività di piccole dimensioni, con rischio operativo contenuto e necessità iniziale di semplificazione. Non è invece consigliabile quando si prevede:

  • una crescita progressiva con investimenti e leva finanziaria;
  • ingresso di soci o investitori (specie persone giuridiche);
  • l’esigenza di pianificazione fiscale o patrimoniale;
  • la necessità di governance flessibile e personalizzabile.

In tali casi, la SRL ordinaria o una struttura con holding rappresentano soluzioni più solide, coerenti e sostenibili nel medio periodo.

Chi desidera costruire una struttura societaria scalabile, efficiente e duratura, dovrebbe valutare sin dall’inizio, la costituzione di una SRL ordinaria, eventualmente integrata in un assetto holding per ottimizzare i flussi finanziari e la protezione patrimoniale.

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Domande frequenti sulle SRLS

La SRLS paga meno tasse della SRL?

No. La tassazione è identica: IRES al 24% e IRAP con aliquota di base al 3,9%, salvo variazioni regionali. Dal 2025 è prevista un’IRES premiale al 20% per gli utili reinvestiti, ma vale per tutte le società di capitali. La differenza non riguarda le imposte ma la possibilità di pianificare: la SRLS, avendo statuto standard, offre minori strumenti di ottimizzazione fiscale e societaria rispetto alla SRL ordinaria.

Chi può essere socio di una SRLS?

Solo persone fisiche. La legge esclude le persone giuridiche, come società o holding, il che rende la SRLS inadatta per strutture societarie complesse o per operazioni di gruppo. Se entra un socio persona giuridica, la società deve essere trasformata in SRL ordinaria.

Posso nominare un amministratore esterno?

Sì. Dal 2013 la norma consente di nominare anche amministratori non soci. In pratica però la SRLS è spesso gestita direttamente dai soci fondatori, sia per motivi economici sia per semplicità. Per una gestione manageriale con figure esterne la SRL ordinaria resta più idonea.

Cosa succede se il capitale scende sotto un euro?

Gli amministratori devono convocare l’assemblea e proporre le misure necessarie, come la ricapitalizzazione o la trasformazione. Se i soci non intervengono, si verifica una causa di scioglimento. Non è automatico, ma con capitali minimi anche piccole perdite possono richiedere interventi tempestivi.

La SRLS è adatta a una startup innovativa?

Raramente. Le startup innovative necessitano di clausole personalizzate, di piani di equity e di partecipazioni di persone giuridiche, tutti elementi non compatibili con la struttura rigida della SRLS. La SRL ordinaria è quasi sempre la scelta più adeguata.

Posso trasformare una SRLS in SRL ordinaria?

Sì, è sempre possibile con atto notarile. La trasformazione prevede la redazione di un nuovo statuto e la registrazione presso il Registro delle Imprese. È un’operazione semplice ma comporta costi aggiuntivi; per chi prevede crescita o investitori, conviene costituire direttamente una SRL ordinaria.

È possibile avere più soci in una SRLS?

Sì, purché siano tutti persone fisiche. È ammessa la forma pluripersonale, ma senza la possibilità di personalizzare lo statuto. Se sono necessari patti tra soci o regole più articolate, è preferibile la SRL tradizionale.

La SRLS può accedere a finanziamenti bancari o agevolati?

Può accedervi, ma la limitata capitalizzazione e la giovane età societaria ne riducono la credibilità. Le banche richiedono quasi sempre garanzie personali dei soci e questo limita il vantaggio della responsabilità limitata. Anche nei bandi pubblici, la SRLS parte spesso da una posizione meno competitiva.

Si può modificare lo statuto di una SRLS?

No. Lo statuto è standard e non modificabile. Qualsiasi variazione richiede la trasformazione in SRL ordinaria. È uno dei principali limiti strutturali di questa forma societaria.

Quando conviene davvero una SRLS?

Solo per attività di piccola dimensione, con rischio contenuto e pochi soci, dove l’obiettivo è iniziare rapidamente con costi ridotti. Per imprese che puntano a crescere, attrarre investitori o gestire operazioni più complesse, la SRL ordinaria rappresenta una scelta molto più solida e duratura.

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